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16 Giugno 2026·Società·3 min di lettura

Un tempo le nonne...

Il cibo era ritenuto un bene prezioso quanto il consumarlo insieme, e il tempo che trascorreva dalla preparazione alla tavola diventava vita vissuta, vita da raccontare.

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Un tempo le nonne...

Le nostre nonne, ai tempi in cui si cucinava con il carbone, si prodigavano nella preparazione del pranzo e della cena sin dal primo mattino. Cucinare un pasto richiedeva impegno, fatica e ore e ore di cottura, ma lo si faceva con amore perché mangiare era considerato il momento di massima aggregazione della famiglia, un tempo di confronto e di conforto.

Il cibo era ritenuto un bene prezioso quanto il consumarlo insieme, e il tempo che trascorreva dalla preparazione alla tavola diventava vita vissuta, vita da raccontare. Desinare insieme, guardarsi, ammiccare per la bontà del pasto era un collante molto forte.

Oggi siamo nell’era dei “fast food”. Il cibo si consuma velocemente e spesso in piedi. Il lavoro ci pressa e gli impegni più disparati ci chiamano, rubando il nostro tempo prezioso. Protagonisti di questa emorragia sono i social network che, pur lasciandoci l’illusione di essere liberi, imbrigliano la mente gridandoci nell’anima il loro silente diktat (scusate l’ossimoro) che dice: «Per essere qualcuno devi avere visibilità!»

Di contro, però, siamo attratti dalle immagini della famiglia del “Mulino Bianco” riunita, felice di consumare la colazione. Gesù, come anticipazione del suo momento più doloroso, scelse di cenare con i suoi “amici”... perché mangiare insieme richiede una certa intimità ed è sempre un momento di comunione. Del resto, chi di noi non ha mai provato un latente imbarazzo nel mangiare con persone sconosciute?

A questo proposito, Lucio Dalla espresse un concetto meraviglioso che riporta alla nostra mente questa figura carica di nostalgia: «Una volta la televisione non c'era, eravamo noi la televisione. Ci riunivamo la sera davanti al fuoco del camino e ognuno raccontava la sua storia. C'era chi cantava, chi recitava, chi semplicemente ascoltava. Era una televisione bellissima, perché ognuno di noi era protagonista.»

Nel vano tentativo di ricreare questo clima di serenità cerchiamo di riprodurre nelle nostre case ambienti simili. Arrediamo in stile “shabby”, ci circondiamo di oggetti vintage, nostalgici dei tempi andati, tempi più “umani”... Acquistiamo con cura tazze in stile retrò, ma poi di fatto consumiamo talmente velocemente la nostra colazione che nemmeno ci accorgiamo del loro colore, tantomeno della scenografia che ci siamo creati intorno.

Tutto scorre troppo frettolosamente... Come un frullatore, siamo ormai macchine che devono produrre, incessantemente e senza accorgersi di cosa accade.

Oggi abbiamo tutti una necessità urgente: riprendere in mano il nostro tempo e modificare le nostre abitudini. Questo sarebbe il primo, grande passo per un vero ritorno alla felicità.

— Ferruccio Parrinello