Quando l'industria ti uccide… (2ª Parte)
Al di là del gusto discutibile, c’è da dire che questo tipo di alimentazione porta inevitabilmente nel tempo a obesità, ipertensione, malattie cardiovascolari e diabete.

L’industria è sempre stata una macchina per fare soldi, ma non sempre lo è stata a qualunque costo! In passato la maggioranza delle aziende, così come ogni artigiano e ogni lavoratore, cercavano di dare il meglio per acquisire prestigio, oltre che per etica e onorabilità. La competitività e l’antagonismo avevano come fine la ricerca e la commercializzazione del prodotto migliore, sia per scopi commerciali sia per soddisfazione personale. Questo era il pungolo che muoveva ogni società.
Nel tempo le cose sono cambiate e, nel cinismo dilagante attuale, l’obiettivo è guadagnare il più possibile offrendo il prodotto che all’azienda costi meno. Infatti, una farina con la muffa acquistata a 15 centesimi al chilo in meno rispetto a una farina buona, a fine anno avrà prodotto un risparmio significativo per l’azienda. Morale: la cosa importante è che aumenti il fatturato, anche se ciò che vendo fa male!
Tutti ormai sappiamo che gli U.S.A. sono il primo Paese al mondo per quanto riguarda l’obesità. Mio fratello, per molti anni pediatra della ASL, parlando dell’alimentazione dei più piccoli mi diceva spesso: «A un bambino obeso corrisponderà un adulto obeso».
I McDonald’s, Burger King e simili studiano costantemente per creare prodotti che soddisfino il palato degli adolescenti. Questi vengono successivamente modificati per renderli sempre più appetibili. Ogni volta che viene ideato un nuovo panino, questo viene testato su un campione di qualche migliaio di bambini; in base alle loro reazioni, viene addizionato di sale, zucchero, salse e altri ingredienti tutti terribilmente deleteri, contenenti grassi saturi, aromi artificiali e materie prime scadenti, tanto da conquistare in breve il neologismo di junk food, ovvero cibo spazzatura!
Al di là del gusto discutibile, c’è da dire che questo tipo di alimentazione porta inevitabilmente nel tempo a obesità, ipertensione, malattie cardiovascolari e diabete. Per aggiungere una nota non da poco, la ricerca medica afferma che i fattori di rischio per il cancro sono classificabili con queste percentuali: alimentazione 35-60%, tabacco 30%, alcol 3%, inquinamento ambientale 2-5%.
Dulcis in fundo, le ultime normative scolastiche prevedono che i bambini a scuola non possano più portare da casa una merenda “sana”, ma debbano unicamente consumare quelle confezionate e fornite dagli istituti. Il più delle volte si tratta di cibo di scarsissima qualità!
C’è poi un altro retroscena che spesso passa quasi inosservato alle masse, ed è quello degli interessi economici che si muovono calpestando persino la tutela della salute. Prendiamo il caso della frutta a guscio: per anni l’Europa ha imposto limiti rigidissimi sulla presenza di pesticidi in noci e nocciole, proteggendo i consumatori. Di contro, l’industria americana ha sempre viaggiato su binari opposti, ammettendo elevate dosi di chimica nei propri raccolti.
Cosa succede allora quando le regole sanitarie bloccano i profitti dei colossi dell'import-export?
Semplice: si muovono le diplomazie economiche! Per non ostacolare i flussi commerciali e non scontentare i mercati esteri, i tetti massimi di tossicità consentiti in Europa sono stati progressivamente ritoccati verso l'alto attraverso le cosiddette "tolleranze all'importazione". Questo è l’ennesimo, evidente paradosso del cinismo globale: si preferisce chiudere un occhio sulla purezza di ciò che finisce sulle nostre tavole pur di non frenare la macchina del denaro, costringendo i nostri produttori a una concorrenza sleale e noi a consumare cibi un tempo considerati fuori legge.
È un meccanismo perverso che sperimentiamo ogni giorno. Qualche giorno fa ero al supermercato e, come ormai facciamo in molti, stavo utilizzando l’app Yuka (l’applicazione che analizza e riferisce la qualità dei prodotti). Per curiosità, avvicinatomi al reparto dolciario, ho scansionato diversi prodotti come biscotti, merendine, girelle, plumcake e simili, proprio quelli i cui consumatori principali sono i bambini.
Il 90% di questi preparati aveva un livello qualitativo definito dall'app “scarso” (con un range da 0 a 25 punti), il che significa che tra i loro ingredienti ci sono sostanze dannose! Leggendone i dettagli si possono trovare le specifiche che spiegano le motivazioni del punteggio: eccesso di zuccheri, elevato numero di calorie, alti livelli di grassi saturi e, per completare il tutto, additivi deleteri per l’organismo umano!
Poi qualcuno si domanda come mai le casistiche sul cancro aumentino di anno in anno a dismisura...
Un tempo non solo le normative, ma anche l’istinto era proteso a tutelare le classi ritenute più deboli (anziani, donne e bambini), ma questa etica sembra essere stata ormai cancellata dal DNA umano. Ora l’importante è esclusivamente guadagnare, non importa a quale costo, quand’anche ciò comportasse un danno... ai bambini! Una drastica inversione di marcia e un successivo cambio di abitudini potrebbe capovolgere la situazione, dando ai nostri figli un futuro sano e migliore.
Gesù diceva: «L’amore per il denaro è alla radice di ogni male» e, con estrema lungimiranza, stava profetizzando in modo particolare sui nostri giorni.
E ora provate a dargli torto!

