La finta opinione pubblica che comanda a colpi di click
Bisognerebbe imparare ad analizzare ogni singola idea depurandola da faziosità e luoghi comuni, per stabilire se sia valida o meno, da qualunque parte politica essa provenga.

Faccio spesso questa premessa chiara quando parlo di politica: io non sono né di destra né di sinistra, perché solo una persona poco intelligente può pensare che tutte le idee giuste stiano da una parte e quelle sbagliate dall'altra. Bisognerebbe imparare ad analizzare ogni singola idea depurandola da faziosità e luoghi comuni, per stabilire se sia valida o meno, da qualunque parte politica essa provenga. Non solo: sarebbe anche intelligente cercare di capire se in una determinata posizione ci sia veramente un'idea etica o un semplice interesse per se stessi, per i parenti o per gli amici del governo del momento, sia esso di destra o di sinistra.
Gesù stesso molte volte ci ha dato l'esempio di una "verità" e di un'etica totalmente super partes. Ce lo ricorda in molti suoi atteggiamenti, confermati ad esempio dal celebre passo: "Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio” (Matteo 22,21). Questa è la vera essenza dell'essere al di sopra delle fazioni, l'unica strada per essere veramente liberi interiormente.
Proprio partendo da questa libertà, vi chiedo: vi siete mai chiesti chi c’è davvero dietro a quella marea di commenti feroci che, sotto i post dei telegiornali o dei leader politici, attaccano sistematicamente l'opposizione di turno? Spesso non sono affatto cittadini indignati, ma lavoratori a cottimo pagati una manciata di euro a post per scrivere a comando, gestire decine di account contemporaneamente e orientare il dibattito pubblico.
E, ironia della sorte, il più delle volte sono proprio quelli che criticano aspramente, in ogni occasione, il reddito di cittadinanza. Eppure, sono i primi a campare di un sussidio privato per fare danni. Se tralasciamo per un attimo l'onestà intellettuale e la dignità personale, ci troviamo davanti a una situazione infinitamente più squallida di quella di un qualsiasi percettore di reddito di cittadinanza. Da una parte c'era un aiuto dello Stato per consentire a persone in difficoltà di fare la spesa e sopravvivere; dall'altra c'è un mercenario della tastiera che accetta pochi sporchi spiccioli per spargere fango, manipolare il prossimo.
Una vera e propria prostituzione etica!
Le inchieste giornalistiche, a partire da quelle di Report, hanno svelato chiaramente che la manipolazione digitale è un’industria vera, spietata e strutturata. Che questa realtà sia autentica, che piaccia o no ai sostenitori delle varie fazioni, ognuno di noi può verificarlo da solo: sono sufficienti un pizzico di intelligenza e una manciata di senso analitico.
Basta saper guardare, perché ci sono due segnali macroscopici che sbugiardano questi profili artificiali in tre secondi. Se si entra in uno qualsiasi di questi profili, si scopre una mitragliatrice di propaganda di parte ventiquattr'ore su ventiquattro: hanno all'attivo decine di migliaia di commenti feroci, ma zero vita reale. Si muovono in un profilo vuoto di contenuti personali, circondati da una manciata di finti amici o follower dello stesso tipo, uniti per un evidente scambio di favori. Se cercate una foto reale, uno squarcio di quotidianità o un pensiero spontaneo che non sia uno slogan preconfezionato, non troverete niente. Non c'è nulla di umano in quella rete relazionale, solo un algoritmo di fango che produce tanto rumore.
Perché si spendono soldi per mettere in piedi questa messinscena? Per un meccanismo psicologico tanto semplice quanto devastante, ed è questo il punto su cui tutti dovrebbero aprire gli occhi: se lo spettatore passivo, l'utente distratto che subisce i social senza farsi domande, vede centinaia di commenti tutti orientati nella questa direzione sotto il post di un telegiornale o di un politico, tenderà a pensare che "la pensano tutti così", modificando la propria percezione della realtà.
Rubano il consenso e condizionano le menti più pigre, facendo credere che esista un'opinione pubblica che, nella realtà, è fatta solo di pixel e profili fantasma.
Ma il vero pericolo non sono i troll che lo fanno per soldi: il pericolo vero è il semplice frequentatore dei social che, a furia di respirare questa scia chimica digitale, perde il proprio senso critico. Seguire una certa corrente in modo cieco porta, senza che ce ne si renda conto, a contrastare addirittura i nostri più sinceri ideali e il nostro più onesto pensiero. Non è un caso che le vittime più frequenti siano proprio le persone che hanno meno strumenti culturali o che si lasciano accecare da una parossistica ideologia senza un'analisi personale profonda.
Prendiamo l'uso strumentale dei valori: non dovrebbe bastare di certo definirsi cristiani per catturare il consenso dei cristiani, o sbandierare un simbolo per dimostrare di avere un'etica. Una persona intelligente non guarda lo slogan, guarda la coerenza! Spesso, se ci fermiamo ad ascoltarci davvero, scopriamo che le nostre idee più profonde non c’entrano nulla con la tifoseria politica che ci troviamo a difendere sui social per puro spirito di fazione.
Riprendiamoci l'onestà del nostro libero pensiero e iniziamo a guardare chi c'è davvero dietro la tastiera... e dietro il politico di turno!
Onestà intellettuale vuol dire vera libertà. È un concetto universale, così caro a Gesù che, pur riferendosi strettamente alla sfera spirituale e alla salvezza dell’anima, ci ha lasciato una massima di una potenza intellettuale applicabile a ogni aspetto della vita: “Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi” (Giovanni 8,32).
Perché senza verità, anche quella sui meccanismi che condizionano le nostre menti, non saremo mai davvero padroni delle nostre scelte: mai veramente liberi!

